Infondate preoccupazioni #6
Care Colleghe, Cari Colleghi,
ben ritrovati. In questi giorni il Senato Accademico e il CdA hanno discusso e approvato il budget di previsione del 2026 e il triennale 2026-2028. In questo numero commenterò questo documento che purtroppo non fa altro che confermare le mie infondate preoccupazioni già espresse in campagna elettorale e ribadite nei precedenti numeri di questa rubrica.
Comincio con l’evidenziare che il progetto di bilancio 2025 prevede un risultato economico presunto di -3,48 Mln €. È tuttavia probabile che contabilizzando l’incremento del FFO relativo al DM n. 595/2025, si potrà chiudere il bilancio 2025 senza perdite.
Purtroppo, il budget di previsione 2026 evidenzia prospettive peggiori. Infatti, per questo esercizio si prevede un risultato economico e finale pari a 0€, ma, ottenuto con quasi 6,5 Mln€ di riserve di patrimonio netto. Fuori dal lessico contabile, ciò significa che stiamo cominciando ad utilizzare il fieno che abbiamo messo in cascina negli anni virtuosi.
Ma attenzione, le fonti di preoccupazione, giudicate Voi se e quanto infondate, per l’esercizio 2026 vanno ben oltre il modesto, se non critico, risultato previsto per il 2026. Infatti:
a) nel 2026 è stato contabilizzato un incremento di circa 8 Mln€ del FFO, e malgrado ciò il bilancio necessita di circa 6,5 Mln€ di riserve per chiudere in parità.
b) Il bilancio mostra un costo del personale pari a 220,37 Mln€; tuttavia, occorre evidenziare che non sono state contabilizzate, a quanto capisco, le spese del personale relative ai contratti RTT che saranno avviati nel 2026. Su questo punto, il bilancio e la nota di accompagnamento appaiono, a mio avviso, poco chiari. A pag. 226 della relazione sulla previsione di spesa del personale si legge testualmente “La programmazione delle posizioni di RTT — che con ogni probabilità comprenderà anche le proroghe dei contratti attivati su fondi PNRR/PNC — non viene contabilizzata in questa sede, in quanto gravante su finanziamenti esterni e, in ogni caso, distinti dal FFO (inclusi i progetti a margine)”. Da ciò deduco che tutte le posizioni RTT da bandire nel 2026 non graveranno sull’FFO, ma su finanziamenti esterni, incluso i progetti margine (qui occorrerebbe capire quali, se quelli che matureranno dai fondi PNRR o anche quelli che nulla hanno a che fare con il PNRR). Tuttavia, qualche pagina più avanti, e precisamente a partire dalla pag. 235, si trovano le tabelle di simulazione, che evidenziano un costo del personale, escluso quello dei docenti a contratto e delle collaborazioni scientifiche, di 225,7 Mln€, che, includendo anche le voci di cui sopra, raggiungerebbe i 228 Mln€.
c) A pag. 64 viene riportata la stima dell’indicatore delle spese di personale che per il 2026 si attesterebbe al 78,57% cioè prossimo a quell’80% che significa blocco del turnover. Va da sé, che se i costi del personale nel 2026 dovessero essere più alti di 220Mln€, saremo sopra l’80% e quindi in blocco turnover.
d) Le stime per gli esercizi 2027 e 2028, evidenziano un bilancio in pareggio, e indicatori di spesa del personale sopra il 78%.
Quanto precedentemente evidenziato configura il seguente scenario per il prossimo triennio:
· la gestione economico-finanziaria del nostro Ateneo dovrà essere particolarmente attenta se non vogliamo rischiare stress di natura finanziaria;
· sarà necessaria una strategia mirata al contenimento dei costi di esercizio, inclusi i costi del personale;
· l’Ateneo imboccherà un percorso di sensibile decrescita dovuta sia alla limitatezza delle disponibilità economiche e finanziarie sia alla indisponibilità di punti organico dovuti ad un indicatore di spese del personale prossimo all’80%; già per l’anno 2026, con una disponibilità di 30 punti organico (p.o.) a fronte di una uscita di 47 p.o., si delinea una forte decrescita del nostro Ateneo.
Il cupo scenario appena delineato potrebbe essere in parte ammorbidito qualora si rivelassero fondate le voci di un intervento ministeriale per il co-finanziamento di posti di RTT in parte destinati al PNRR. Tuttavia, anche se queste voci fossero confermate, permarrebbe la necessità, non facile per quanto precedentemente illustrato, del co-finanziamento con fondi propri di Ateneo.
Queste considerazioni pongono tutti noi di fronte a una profonda riflessione, anche in vista delle scelte che saremo, come docenti, personale e studenti di questo Ateneo, tenuti a fare nel prossimo futuro, e sicuramente la prima riguarda il come siamo arrivati a questo punto partendo da un risultato di esercizio medio, nel quadriennio 2020-2023, di quasi 25Mln€?
La risposta è in realtà chiara ad ogni osservatore attento, così come chiara ma evidentemente scomoda per chi si ostina a negarla e a descrivere un bicchiere mezzo pieno: nell’ultimo triennio le spese del personale sono cresciute mediamente del 7,61% a fronte di una crescita dell’FFO del 2,18% e un Ateneo che vive di FFO non può permettersi queste dinamiche, perché prima o poi finisce con le gambe all’aria.
Sento da più parti puntare il dito contro il sottofinanziamento dell’Università italiana e mi chiedo dove sia la novità. L’Università italiana è storicamente sottofinanziata rispetto alla media UE, questa non è una novità, è una condizione patologica. Eppure, amministrare significa tenere conto dei vincoli, ancorché patologici, per tenere in salute le istituzioni, delegando agli spazi politici istituzionali (il Rettore, la CRUI, le assemblee, etc..) e non (la piazza) il compito di combattere le condizioni patologiche. Che altro significato dare, del resto, all’imperativo categorico della sana e prudente gestione delle risorse pubbliche se non quello di una spesa accorta oggi per consentire la continuità della spesa anche domani o dopodomani?
Pare ormai evidente, salvo appunto a chi ostinatamente voglia negarlo, che magari per disattenzione, compiacenza o semplicemente inesperienza, si sia assunta una lettura sbagliata del contesto macroeconomico in cui si muove oggi l’Università, pensando che misure del tutto contingenti ed eccezionali come il PNRR con i vari piani straordinari, il DM 1062, e le progettualità varie rappresentassero il “new normal” del finanziamento dell’Università italiana, laddove comune buonsenso avrebbe suggerito e suggerisce di considerarle per quel che sono: interventi mirati, anticiclici, ma proprio per tale ragione a tempo. Molte voci critiche si sono levate nel Paese per mettere in guardia dai rischi di un brusco risveglio post-PNRR e, malgrado ciò, alcuni Atenei versano oggi in questa condizione e il nostro tra questi, seppure ancora in condizione di vantaggio relativo.
Quel che però non può essere sottaciuto è che le nostre condizioni di partenza erano ben diverse, decisamente più solide, il che avrebbe consentito (imposto) di evitare che anche i nostri conti venissero pericolosamente coinvolti in una bulimia iper-espansiva. Sarebbe bastato poco: maggiore cautela, maggiore lungimiranza e soprattutto una disponibilità all’ascolto anche delle voci critiche o dissonanti rispetto il “main stream” istituzionale dimenticando, purtroppo, che la dialettica è sempre fonte di arricchimento e di crescita e che la verità prima o poi emerge sempre.
Mi sono fatto un piccolo regalo per Natale, è un libercolo di Umberto Galimberti che si intitola “le disavventure della verità”. Sul quarto di copertina c’è scritto “In un tempo in cui tutto è rappresentazione, dire il vero è diventato un atto sovversivo”. Devo dirVi che sentirmi un po’ sovversivo alla mia età è piacevole, mi fa sentire più giovane!!
Tantissimi auguri di Buon Natale e Felice inizio di anno a tutte e a tutti.
Vi do appuntamento al prossimo numero della mia rubrica nel 2026.
Cordiali saluti
Giovanni Perrone
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