Infondate preoccupazioni #9
Care Colleghe, Cari Colleghi,
ben ritrovati. Vi scrivo, seppur con qualche ritardo, in merito alla comunicazione ricevuta lo scorso 25 marzo 2026, a firma del Rettore e del ProRettore Vicario, il cui tono è, come di consueto, riassumibile in un “non vi preoccupate, va tutto bene, e se qualcosa non va bene è colpa degli altri”.
Entrando nel merito della comunicazione, nella prima parte della missiva apprendiamo che i dati relativi a immatricolazioni e iscrizioni, anche per l’Anno Accademico 2025/2026, confermerebbero un trend positivo, in controtendenza rispetto al dato nazionale. Si legge inoltre “Anche in questo caso, l'incremento rispetto al dato del 2021/22 è particolarmente significativo…”, con esplicito riferimento all’anno accademico di insediamento dell’attuale Governance (AA 2021/22), lasciando forse intendere che tali risultati siano interamente attribuibili alle politiche adottate.
Tuttavia, un’analisi più attenta dei dati MUR relativi a immatricolazioni e iscrizioni, riportata in Figura 1 (pur non disponendo del dato 2025), evidenzia come l’Università degli Studi di Palermo registri un trend di crescita delle immatricolazioni già a partire dal 2016 — anno in cui si arresta e si inverte il declino iniziato nei primi anni 2000 — e delle iscrizioni a partire dal 2018. In entrambi i casi, quindi, si tratta di dinamiche avviatesi ben prima dell’AA 2021/2022. Anzi, considerando le immatricolazioni, il quinquennio 2016–2020 risulta significativamente più positivo del quadriennio 2021–2024 (media del 6,36% contro l’1,2%).
È importante sottolineare che la crescita di immatricolazioni e iscrizioni rappresenta certamente un dato molto positivo per il nostro Ateneo. Tuttavia, tale andamento è influenzato anche da fattori congiunturali esogeni, e non esclusivamente da quelli endogeni riconducibili alle politiche della Governance, come invece si lascia intendere (“si conferma la bontà di alcune scelte effettuate”).
La Governance dovrebbe inoltre considerare non solo la numerosità degli iscritti, ma anche la qualità del processo formativo, interrogandosi ad esempio sulla relazione tra aumento delle iscrizioni e numero dei laureati. Purtroppo, sotto questo profilo, i dati non risultano incoraggianti: come evidenziato in Tabella 1, il nostro Ateneo è l’unico tra i mega-atenei a mostrare una costante diminuzione del rapporto tra laureati e iscritti. Pur consapevole che l’analisi non confronta coorti omogenee, resta il fatto che Palermo è l’unico ateneo a presentare, nel 2024, un valore inferiore rispetto al 2015.
Tornando alla comunicazione, vengono poi avanzate considerazioni sull’impatto dell’incremento degli iscritti sulle entrate derivanti dall’FFO, stimando che questo “potrebbe essere superiore a 3 milioni di euro rispetto al 2025”. Sono certamente delle considerazioni plausibili, ma è noto, tuttavia, che tale impatto dipende dal peso relativo dell’Ateneo nel contesto nazionale e non è quindi facilmente stimabile senza disporre dei dati complessivi degli altri atenei pubblici italiani. Si tratta pertanto di una previsione che appare piuttosto aleatoria, in linea con quanto già osservato nella comunicazione del 31.03.2025, in cui si stimava un utile per il 2024 superiore a 8 milioni di euro (a fronte di un risultato effettivo di 2,6 milioni), oltre ad altre previsioni altrettanto aleatorie e non verificatesi relative al bilancio 2025 e a un ipotetico mutuo di 100 milioni di euro di cui non si hanno più notizie. Viene spontaneo chiedersi se si tratti semplicemente di “ottimismo”.
La comunicazione prosegue con rassicurazioni relative alla delibera di programmazione triennale 2026/2028 e all’avvio della programmazione dipartimentale per l’anno in corso. Tuttavia, mi preme rilevare un evidente ritardo rispetto agli anni precedenti, nei quali, a questo punto dell’anno, la programmazione dipartimentale era già stata avviata. Si afferma inoltre che, per l’anno in corso, “si tratterà di un anno più contenuto in relazione alla disponibilità delle risorse, soprattutto a causa della riduzione del turn-over imposta dalla finanziaria 2025, che ha limitato al 75% il valore complessivo nazionale, portando al 63% il valore del nostro Ateneo”.
Ancora una volta, si tende ad attribuire solamente all’esterno le cause delle difficoltà. Non viene infatti evidenziato come la riduzione delle risorse — che nei fatti si traduce in una significativa contrazione di oltre 17 punti organico rispetto ai pensionamenti — sia anche legata al peggioramento dell’indicatore di spesa del personale del nostro Ateneo, passato dal 70,87% nel 2024 al 76,4% nel 2025, con una stima del 78,5% per l’anno in corso.
Non mi soffermo sulle ulteriori previsioni, inevitabilmente ottimistiche, relative ai progetti PNRR, non disponendo di dati in merito. Mi limito a osservare che, prima che eventuali risorse residue possano essere effettivamente utilizzate, sarà necessario attendere la conclusione della rendicontazione da parte del MUR; considerando i tempi osservati per i progetti del Piano Operativo Nazionale Ricerca e Innovazione, ciò potrebbe richiedere almeno due anni.
Tale diffuso ottimismo contrasta purtroppo con alcuni fatti recenti che hanno interessato il nostro Ateneo. Senza entrare nel merito di vicende di cronaca — per rispetto delle persone coinvolte e dell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine — non si può tuttavia ignorare quanto accaduto in occasione della votazione per il seggio vacante al Senato. Dopo l’emissione di un bando a firma del Rettore, la presentazione di due candidature e la convocazione del voto, la procedura è stata annullata il giorno stesso con una comunicazione assimilabile a un “scusate abbiamo scherzato”, in quanto, ai sensi dello Statuto, il seggio spettava al primo dei non eletti. È lecito chiedersi come sia stato possibile un simile episodio, considerato che si tratta di uno degli organi di Governance più importanti del nostro Ateneo.
Alla luce di quanto esposto, mi chiedo — e Vi chiedo — quale sia la natura di questa modalità di comunicazione. Può essere considerata una comunicazione istituzionale? In quanto firmata dal Rettore e dal Pro Rettore, dovrebbe esserlo. Tuttavia, una comunicazione istituzionale dovrebbe evidenziare sia gli aspetti positivi, come l’incremento di immatricolazioni e iscrizioni e la positiva, possibile, incidenza sul bilancio, sia quelli critici: ad esempio, la riduzione del budget strategico dei Dipartimenti al 50% (250.000 € rispetto ai 500.000 € dell’anno precedente), le difficoltà esogene (turnover al 75%), ma anche quelle endogene, come un indice di spesa del personale prossimo all’80%. Dovrebbe inoltre fornire chiarimenti su decisioni rilevanti, come la sostituzione del Prorettore alla Ricerca a un anno e mezzo dalla conclusione del mandato rettorale. Su questi aspetti molto importanti, abbiamo ricevuto informazioni?
A mio avviso, non si tratta di una comunicazione prettamente istituzionale. Piuttosto, assume, a mio avviso, i tratti di una comunicazione dal sapore elettorale, che da troppo tempo utilizza canali non appropriati. Ora che la campagna elettorale per il Rettore è ufficialmente iniziata, con la candidatura della Professoressa Valeria Militello — alla quale rivolgo i miei migliori auguri e il mio apprezzamento per il coraggio e la determinazione — ritengo sia opportuno porre più attenzione a questa modalità comunicativa. Questo è, almeno, il mio auspicio, che mi permetto di condividere con tutti Voi.
Concordo pienamente, invece, con un passaggio della nota, laddove si riconosce che, grazie al “lavoro corale e all’impegno costruttivo di tutti i docenti e del personale TAB dell’Ateneo”, continuiamo a svolgere dignitosamente la nostra missione, nonostante un contesto complesso, un ambiente sempre più difficile e condizioni di governance che, a mio avviso, restano alquanto migliorabili. Resta tuttavia una domanda: per quanto tempo ancora?
Un caro saluto a tutte e tutti
Giovanni
Figura 1. Andamento delle immatricolazioni/iscrizioni 2016-2024
Bari | Bologna | Firenze | Milano | Napoli Federico II | Padova | Palermo | Pisa | Roma La Sapienza | Torino | |
2015 | 15,1% | 21,0% | 15,2% | 17,6% | 16,2% | 19,5% | 19,5% | 15,1% | 17,6% | 17,5% |
2016 | 16,5% | 21,5% | 16,2% | 18,9% | 16,4% | 21,1% | 19,1% | 15,1% | 17,8% | 17,8% |
2017 | 17,0% | 22,2% | 16,0% | 18,6% | 17,0% | 21,8% | 18,6% | 15,7% | 18,1% | 17,3% |
2018 | 17,2% | 22,5% | 17,2% | 19,3% | 17,6% | 21,4% | 18,0% | 16,4% | 17,3% | 17,7% |
2019 | 17,2% | 23,5% | 17,4% | 19,2% | 17,6% | 22,2% | 18,3% | 17,2% | 18,0% | 18,4% |
2020 | 16,8% | 23,2% | 18,1% | 18,9% | 17,1% | 21,5% | 18,3% | 16,8% | 17,2% | 19,2% |
2021 | 18,3% | 23,4% | 18,4% | 19,0% | 18,0% | 20,8% | 18,0% | 17,5% | 17,9% | 19,5% |
2022 | 16,9% | 22,0% | 16,8% | 18,7% | 17,5% | 19,5% | 17,5% | 17,1% | 17,5% | 18,5% |
2023 | 17,6% | 23,2% | 17,0% | 20,2% | 18,7% | 20,6% | 17,5% | 15,9% | 17,8% | 19,0% |
2024 | 17,9% | 24,0% | 17,3% | 20,9% | 18,6% | 21,8% | 17,4% | 16,4% | 19,4% | 18,8% |
Tabella 1. Rapporto tra laureati e iscritti nell’anno

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