Infondate preoccupazioni #13

 

Care Colleghe, Cari Colleghi,

In questo numero commenterò alcuni recenti accadimenti che hanno riguardato il nostro Ateneo e, in particolare: a) l’approvazione del bilancio consuntivo 2025; b) il posizionamento del nostro Ateneo all’interno di ranking nazionali e internazionali; c) altre infondate preoccupazioni.

Il bilancio consuntivo 2025

Avete tutti ricevuto la recente relazione riguardante il bilancio consuntivo 2025 del nostro Ateneo, redatta dalle nostre consigliere di Amministrazione, le professoresse Francesca Piazza e Ilenia Tinnirello che ringrazio per il pregevole lavoro di informazione. Il commento al bilancio, che ha un tenore positivo, si chiude però con un “warning che riporto per intero, per sottoporlo alla vostra attenzione: “Al tempo stesso, proprio la significativa crescita degli investimenti e delle attività finanziate, in particolare nell'ambito del PNRR, richiede nei prossimi esercizi un attento presidio degli effetti strutturali che tali dinamiche potranno produrre sulla gestione ordinaria”. Cerchiamo di capire insieme a cosa si riferiscono le nostre colleghe quando evidenziano la necessità di un “attento presidio degli effetti strutturali”.

Il consuntivo di bilancio 2025 si chiude con un utile di 10,137 Mln€. Questa è un’ottima notizia per il nostro Ateneo, specialmente se si considera che il bilancio di previsione 2025 prevedeva una perdita di 3,48 Mln€. Tuttavia, i bilanci non si leggono solamente all’ultima riga: vanno esaminati con attenzione, per cercare di capire come si sia arrivati al risultato e, soprattutto, cosa si prospetti per l’immediato futuro.

FFO e costi del personale: un margine quasi nullo

Il Fondo di Finanziamento Ordinario assegnato al nostro Ateneo per il 2025 ammonta a 237,177 Mln euro, in crescita di 5,7 milioni rispetto al 2024, anno in cui, come ricorderete, il MUR ha effettuato un taglio a tutte le Università italiane. I costi complessivi del personale si attestano invece a 237,364 Mln euro, con un incremento di 7,4 milioni (+3,2%) rispetto all'esercizio precedente (il costo del personale continua a crescere di più dell’FFO). La differenza tra le due grandezze è di circa 187.000 euro: l'intero FFO, in pratica, viene assorbito dal costo del personale.

Questa coincidenza quasi perfetta tra le due cifre non rappresenta, di per sé, un'anomalia contabile — l'Ateneo dispone di altre fonti di entrata, quali proventi propri, contributi regionali e proventi da ricerca, che concorrono a finanziare il costo del personale. Tuttavia, essa segnala l'assenza di un margine di manovra strutturale: qualsiasi riduzione del FFO, o qualsiasi ulteriore crescita del costo del personale non accompagnata da una crescita equivalente delle altre fonti di entrata, si traduce direttamente in una pressione sul risultato di esercizio.

A questo si aggiunge un dato relativo alla dinamica degli organici che merita attenzione: nel 2025 il personale di ruolo è cresciuto di 47 unità (+3,08%), includendo 28 nuovi professori ordinari (+5,73%) e 28 nuovi ricercatori a tempo determinato (+14%). Anche il personale tecnico-amministrativo a tempo indeterminato è aumentato di 35 unità (+2,44%). Questo trend di reclutamento, per quanto coerente con le politiche di programmazione dell'Ateneo, comporta un incremento progressivo della componente stipendiale strutturale, in particolare per i professori associati e ordinari, il cui costo è permanente, che si confronta con un FFO che, come detto, è completamente saturato dal costo del personale. Inoltre, le componenti di costo del personale docente temporaneo, quali ricercatori TD, assegnisti e collaborazioni, rappresentano complessivamente oltre 30 milioni di euro: una quota di queste posizioni è verosimilmente legata a finanziamenti PNRR che, com’è noto, si sono esauriti a marzo del 2026; tuttavia, questa docenza, e il costo ad essa relativo, sono necessari per assicurare la copertura didattica, e tale costo, già a partire dall'anno in corso, non potrà essere sostenuto interamente tramite i finanziamenti PNRR.

Implicazione: anche in assenza di shock esterni, il margine tra FFO e costo del personale è già oggi prossimo allo zero ed è destinato progressivamente a ridursi nell’immediato futuro, esponendo l’Ateneo a rischi di stabilità strutturale. Che l’indicatore delle spese del personale, pari al 76,44%, sia ancora sotto l’80% è una magra consolazione: ci evita il blocco, ma rallenta fortemente la capacità dell’Ateneo di far fronte alla perdita di punti organico dovuta alla quiescenza dei docenti, come già avvenuto quest’anno.

Proventi PNRR: la criticità più rilevante

I proventi da finanziamenti PNRR-MUR sono passati da 7 Mln di euro nel 2024 a 29,6 Mln di euro nel 2025, con un incremento di 22,6 Mln di euro in un solo esercizio, a cui sono da aggiungere 1,45 Mln di euro di proventi PNRR erogati da altri ministeri. Si tratta della singola voce che ha maggiormente contribuito alla crescita complessiva dei proventi da ricerche con finanziamenti competitivi, passati da 35,9 a 67,1 milioni (+31,2 milioni).

L'incremento dei costi operativi nel 2025 risente dell'avanzamento dei progetti di ricerca finanziati nell'ambito del PNRR, prossimi alla loro scadenza”. Questa formulazione, che si legge nella nota di accompagnamento al bilancio, conferma che si tratta di progetti in fase conclusiva, con un orizzonte temporale che si chiude nel breve periodo: il PNRR, nel suo complesso, prevede infatti la conclusione delle attività entro il primo semestre 2026.

Per verificare se l'incremento di ricavo PNRR sia accompagnato da un incremento equivalente di costi “esterni” diretti, quali acquisti di beni, servizi e consulenze, ho analizzato con attenzione la nota esplicativa del bilancio, pervenendo a un complessivo di 10,6 Mln di euro di costi esterni diretti, derivanti dalle seguenti voci specificatamente richiamate nella nota integrativa:

•               Borse di studio, 1,546 Mln €

•               Trasferimenti, 2,67 Mln €

•               Acquisti, 1,58 Mln €

•               Software LAB, 2,563 Mln €

•               Materiale per laboratori, 1,58 Mln €

•               Acquisto altri materiali, 0,7 Mln €.

A questo si dovrebbero aggiungere circa 5,2 Mln di euro in investimenti in attrezzature e impianti, che non rappresentano un costo, ma un’uscita di cassa.

Se ne deduce che, dei 31 Mln di euro di ricavi PNRR, circa 10,6 sono costi diretti, 5,2 Mln di euro sono uscite di cassa per investimenti e la restante parte, cioè 15,2 Mln di euro, è costituita presumibilmente da spese del personale sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato.

Questa differenza, 15,2 Mln di euro, evidenzia come una parte rilevante dei ricavi PNRR rendicontati nel 2025 corrisponda a costo del personale strutturato, docenti, ricercatori e personale tecnico, impiegato nei progetti e rendicontato come ore-uomo, anziché a spese vive aggiuntive per acquisti esterni. Se l'ipotesi di cui sopra è corretta, la conclusione dei progetti PNRR nel 2026 comporterà una riduzione sostanziale — potenzialmente dell'ordine di 20 milioni di euro — dei proventi da finanziamenti PNRR-MUR rispetto al 2025. A questa riduzione di ricavo non corrisponderà una riduzione equivalente di costo, poiché il personale strutturale il cui costo era stato rendicontato a valere sui progetti PNRR continuerà a percepire la propria retribuzione, che dovrà però essere coperta da altre fonti, essenzialmente l'FFO, già saturato come illustrato al punto 1.

Va inoltre considerato che gli investimenti in immobilizzazioni materiali, che nel 2025 sembrerebbero essere pari a 5,2 Mln di euro, finanziati da fondi PNRR, negli esercizi successivi continueranno a gravare sul bilancio in termini di ammortamenti, mentre i ricavi PNRR che hanno finanziato questi investimenti si esauriranno.

Implicazione: il bilancio 2025 è stato chiuso con un utile grazie ai finanziamenti PNRR, una fonte di ricavo straordinaria che si è esaurita. I prossimi bilanci continueranno a sopportare gran parte dei costi del personale rendicontato in questi anni a valere sui progetti PNRR, senza tuttavia avere un corrispettivo sul fronte dei ricavi.

Spero di avere meglio chiarito il warning delle colleghe Consigliere di Amministrazione a chiusura della loro nota.

L’Università degli Studi di Palermo e i ranking

Voglio anche commentare due notizie, entrambe positive, apparse recentemente sui social; io seguo solo LinkedIn. La prima riguarda “l’attrattività” del nostro Ateneo. Secondo una classifica compilata dall’Osservatorio Economia, un istituto che non conoscevo, l’Università degli Studi di Palermo è il primo Ateneo pubblico d’Italia in un ranking basato sulla crescita delle immatricolazioni. Come già evidenziato in un precedente numero della mia rubrica, vedasi Infondate preoccupazioni #9, la nostra Università registra un trend di crescita delle immatricolazioni già dal 2016. Si tratta certamente di un fattore molto positivo per il nostro Ateneo, che ci ha consentito di crescere nella dotazione organico fino all’anno scorso e che ci consente di registrare incrementi di contribuzione MUR, quota base, e di contribuzione studentesca, che anche nel 2025 è cresciuta di 6,3 Mln€. Tuttavia, occorre prestare attenzione ad associare questo tipo di attrattività alla qualità della didattica e alla reputazione. Probabilmente ciò che non è noto è che, nella classifica stilata dall’Osservatorio Economia, il nostro Ateneo si piazza in realtà al 4° posto, preceduto da tre università telematiche, nell’ordine Pegaso, Mercatorum ed E-Campus. Io credo che le università telematiche abbiano un modello di education profondamente diverso da quello di una università pubblica come la nostra, e non mi piacerebbe che la nostra Università inseguisse quel tipo di modello. Inoltre, come detto, la reputazione della classifica stilata dall’Osservatorio Economia è tutta da verificare.

Molto più importante, a mio avviso, è la notizia che il nostro Ateneo ha confermato la sua posizione nella fascia #801–850 nel QS World University Rankings 2027. Il QS World University Ranking rappresenta uno degli indici reputazionali più rilevanti a livello internazionale perché valuta gli atenei attraverso indicatori riconosciuti globalmente, tra cui reputazione accademica, reputazione presso i datori di lavoro, internazionalizzazione e impatto della ricerca. La sua ampia diffusione e reputazione lo rendono uno strumento importante per attrarre studenti internazionali di elevata qualità. Il nostro Ateneo, rispetto al 2023, anno in cui si collocava nella fascia #1001–1200, ha fatto un importante balzo in avanti, trainato da reputazione accademica, indicatori di occupabilità e attrattività internazionale. Tuttavia, questo trend positivo sembra essersi arrestato, evidenziando come il nostro Ateneo non faccia ancora abbastanza, se si pensa che gli altri mega-atenei pubblici italiani hanno posizioni di gran lunga migliori della nostra: Bari fascia #741–750, in miglioramento; Bologna 123° posto, in miglioramento; Firenze 409° posto, sostanzialmente stabile; Milano 270° posto, sostanzialmente stabile; Napoli Federico II 401° posto, in arretramento; Padova 204° posto, in miglioramento; Pisa 341° posto, sostanzialmente stabile; Torino 405° posto, sostanzialmente stabile. Ritengo che migliorare la nostra posizione nel QS ranking, operando con sforzi più decisi sul reclutamento di studenti internazionali e sulla qualità della didattica e della ricerca, sia di gran lunga strategicamente più importante che scalare classifiche di attrattività di incerta reputazione.

Altre infondate preoccupazioni

Condivido, inoltre, la preoccupazione lanciata dal Senatore Professore Filippo Pellitteri nella seduta del Senato del 30-06-2026. In quella seduta, Filippo ha mostrato come, dai dati recentemente condivisi dall'Amministrazione, la distribuzione dei carichi di didattica frontale tra le diverse categorie di docenti evidenzi un carico didattico frontale per gli RTD superiore a quello previsto dal Regolamento in circa il 24% dei casi, mentre circa il 35% dei professori Associati e Ordinari ha svolto al massimo 120 ore di didattica frontale e circa il 15% non ha superato le 90 ore. Se questi dati sono confermati, credo che ci troviamo di fronte a una distorsione inaccettabile e pericolosa della distribuzione del carico didattico, sia per un motivo di qualità della ricerca sia per un motivo di qualità della didattica. In primo luogo, i giovani ricercatori andrebbero protetti da un eccessivo carico didattico, a maggior ragione se al di là di quanto prescritto dal Regolamento, perché dovrebbero avere più tempo per fare ricerca di qualità, necessaria alla loro carriera; forse il risultato disastroso sul profilo “b” della VQR si spiega anche per questo motivo. In secondo luogo, mentre un giovane ricercatore presta attività didattica anche perché deve imparare a trasferire conoscenza, ruoli di docenza più maturi, professori associati e, a maggior ragione, professori ordinari, dovrebbero avere maggiore esperienza didattica e quindi assicurare un trasferimento della conoscenza qualitativamente migliore. Un Ateneo che si pregia da diversi anni di curarsi della qualità della didattica attraverso uno strumento apprezzabile come il progetto Mentore e che però consenta distorsioni come quelle evidenziate dal Senatore Pellitteri non sta andando nella giusta direzione.

Fatemi concludere con un’ultima osservazione. Vedo che è stata convocata un’assemblea civica della nostra Università per il prossimo 9 luglio, con temi all’ordine del giorno di sicuro interesse, quali Sostenibilità ambientale, Mobilità interna ed esterna al Campus e Orientamento e Tutorato. Tuttavia, non credo che siano i temi di maggiore interesse per la comunità accademica in questo momento. Mi chiedo perché non si convochi un’Assemblea Civica per discutere dei risultati della VQR 2020-2024, su cui non ho sentito un solo commento pubblico da parte della Governance e che meriterebbe una profonda e critica riflessione, e sul tema delle Fondazioni, che agita da più parti diverse componenti accademiche e che meriterebbe opportuni approfondimenti. Mi viene in mente la celebre frase di Sayre, nota come Sayre’s law: "Academic politics is the most vicious and bitter form of politics, because the stakes are so low."

RingraziandoVi per l’attenzione, Vi dò appuntamento al prossimo numero.

Giovanni Perrone

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