Infondate preoccupazioni #16

Care Colleghe, Cari Colleghi,

La mia candidatura, come ho già spiegato, nasce da un’analisi dello stato dell’Ateneo che, in questo documento, desidero condividere con tutti Voi, a un anno dalla conclusione dell’attuale mandato rettorale. La mia lettura restituisce, sotto diversi profili, un quadro che considero non soddisfacente e pone alcune domande inevitabili: come e perché siamo arrivati fin qui? E, soprattutto, dove vogliamo andare in futuro?

Lo stato dell’Ateneo di Palermo

Lo stato dell’Università di Palermo, a un anno dalla conclusione del mandato rettorale, viene qui analizzato attraverso i seguenti gruppi di indicatori:

·       Indicatori ministeriali;

·       Indicatori di FFO;

·       Indicatori di Bilancio;

·       Indicatori di qualità della ricerca;

·       Indicatori di reputazione e posizionamento;

·       Indicatori degli studenti;

·       Indicatori del personale.

Indicatori ministeriali

I due indicatori ministeriali che considero più rilevanti ai fini della sostenibilità economico-finanziaria e delle facoltà assunzionali sono:

L’Indicatore delle Spese di Personale (ISP). Misura l’incidenza delle spese complessive di personale sulle entrate considerate dalla normativa ed è disciplinato dall’art. 5 del D.Lgs. 49/2012. La soglia di riferimento è l’80%. Il suo superamento non determina un blocco automatico delle assunzioni, ma comporta un regime assunzionale più restrittivo e preclude l’accesso ai margini aggiuntivi previsti per gli Atenei con indicatori nei limiti. L’ISP rappresenta quindi, in termini sintetici, quanta parte delle entrate strutturali considerate dal legislatore è assorbita dalla spesa di personale e, di riflesso, quanto margine rimane per le altre esigenze dell’Ateneo.

L’Indicatore di Sostenibilità Economico-Finanziaria (ISEF). Misura la capacità di un’Università di sostenere le spese di personale e gli oneri derivanti dall’indebitamento attraverso le proprie entrate ordinarie. È definito nell’ambito della disciplina sulla sostenibilità economico-finanziaria degli Atenei. Un ISEF inferiore a 1 segnala il superamento della soglia di sostenibilità utilizzata per il regime assunzionale. Per il triennio 2024-2026, il DPCM 27 novembre 2024 assicura a ogni Ateneo una base assunzionale pari al 50% delle cessazioni dell’anno precedente, mentre i margini aggiuntivi sono riservati agli Atenei che rispettano i parametri di sostenibilità.

La Figura 1 mostra l’andamento dei due indicatori rispetto alla media nazionale delle Università italiane (fonte: tabelle ministeriali), dal 2021 — anno di insediamento dell’attuale governance — al 2026. Il confronto con la media nazionale consente di attenuare l’effetto delle dinamiche comuni all’intero sistema e di leggere la performance di Palermo in termini relativi. Naturalmente, non elimina tutte le differenze strutturali tra Atenei né tutti gli effetti congiunturali, ma rende il confronto più informativo rispetto alla sola osservazione dei valori assoluti.

Con riferimento all’ISP, la figura mostra che l’Università di Palermo si colloca costantemente al di sopra della media nazionale; nel 2026 l’indicatore è pari al 75,9%, quindi non lontano dalla soglia normativa dell’80%. Inoltre, nel periodo 2021-2026 l’ISP di Palermo è peggiorato più della media nazionale. In altri termini, sul fronte dell’incidenza della spesa di personale, il nostro Ateneo ha registrato una dinamica peggiore di quella media del sistema, avvicinandosi alla soglia critica dell’80%.

Una dinamica analoga emerge dall’ISEF. Nel sessennio 2021-2026 il nostro Ateneo si è collocato sistematicamente al di sotto della media nazionale, peggiorando una posizione di partenza già non particolarmente favorevole.

Figura 1. Performance dell’Ateneo di Palermo sugli indicatori ISP e ISEF nel sessennio 2021-2026

È interessante analizzare anche la traiettoria seguita dal nostro Ateneo sui due indicatori, confrontandola con quella degli altri mega-atenei. La Figura 2 rappresenta l’evoluzione dei dieci mega-atenei dal 2021 al 2026 sul piano ISP-ISEF.

Figura 2. Performance dei mega-atenei italiani su ISP e ISEF nel sessennio 2021-2026

Le linee tratteggiate rappresentano, rispettivamente, la media 2021-2026 dell’ISP medio nazionale e dell’ISEF medio nazionale. Poiché per l’ISP un valore più basso è migliore, mentre per l’ISEF un valore più alto è migliore, nel grafico l’asse dell’ISP è invertito: il quadrante in alto a destra identifica quindi gli Atenei relativamente più virtuosi, con ISP sotto la media e ISEF sopra la media; quello in basso a sinistra identifica la situazione opposta. La figura evidenzia, per molti mega-atenei, un andamento a zig-zag attorno alla zona centrale e, nel complesso, uno spostamento da posizioni più favorevoli nel 2021 verso posizioni meno favorevoli nel 2026, segnale di una congiuntura negativa per una parte rilevante del campione. Il nostro Ateneo parte nel 2021 da una posizione già collocata nel quadrante meno favorevole e arriva nel 2026 nella parte più critica del grafico, risultando, tra i dieci mega-atenei considerati, quello con la combinazione ISP-ISEF meno favorevole. È inoltre interessante osservare il forte peggioramento di Bari e Torino, mentre Pisa, che nel 2021 partiva da una posizione peggiore della nostra, è riuscita a migliorare sensibilmente la propria collocazione nonostante il contesto generale sfavorevole.

Indicatori del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO)

Gli indicatori che utilizzo sono i seguenti:

·       % Quota base: restituisce il peso dell’Ateneo sulla quota base del FFO. La componente principale è legata al costo standard per studente regolare, cui si affiancano la quota storica — progressivamente ridotta nel tempo — e altre componenti consolidate previste dai decreti annuali di riparto;

·       % Quota premiale: restituisce il peso dell’Ateneo, su base nazionale, nella quota premiale. Nel 2026 l’80% di tale quota è riconducibile a indicatori derivati dalla VQR: il 60% ai risultati complessivi della VQR e il 20% alle politiche di reclutamento; il restante 20% dipende dagli indicatori di qualità del sistema universitario. La struttura è rimasta sostanzialmente analoga negli ultimi anni, pur con variazioni nei dettagli e negli indicatori utilizzati;

·       Peso FFO sul sistema: restituisce il peso complessivo dell’Ateneo sul totale delle assegnazioni considerate nel riparto FFO nazionale.

Poiché questi indicatori sono espressi come quote sul totale nazionale, consentono una lettura relativa della posizione dell’Ateneo e attenuano l’effetto delle variazioni che interessano l’intero sistema. Restano, tuttavia, influenzati dalla struttura dimensionale degli Atenei e dai criteri di riparto adottati nei singoli anni. La Figura 3 mostra come, nel periodo 2021-2026, Palermo abbia perso peso in tutti gli indicatori considerati, compresa la quota base, nonostante l’aumento degli studenti. Ciò indica che, nello stesso periodo, altri Atenei hanno accresciuto il proprio peso relativo più di Palermo sulle componenti che determinano il riparto.

Figura 3. Andamento degli indicatori del FFO nel periodo 2021-2026

Indicatori di bilancio

Un altro importante gruppo di indicatori riguarda il bilancio del nostro Ateneo.

Ho distinto gli indicatori del conto economico (Tabella 1) da quelli dello stato patrimoniale (Tabella 2). La fonte è costituita dai bilanci di esercizio approvati da UniPa fino al 2025; poiché il bilancio consuntivo 2026 non è ancora disponibile, l’analisi si ferma al 2025. I rapporti riportati di seguito sono indicatori descrittivi costruiti sui dati di bilancio e non coincidono con gli indicatori ministeriali ISP e ISEF. Nel complesso, la lettura del conto economico evidenzia trend prevalentemente negativi, con una sola eccezione. Il rapporto tra Fondo ordinario MUR e spese del personale passa da 1,17 nel 2021 a 1,00 nel 2025: nel 2021 il Fondo ordinario era superiore del 17% alle spese di personale considerate nel bilancio, mentre nel 2025 le due grandezze sono sostanzialmente equivalenti. Ciò non significa, in senso contabile, che l’intero FFO sia materialmente destinato al personale, ma rende evidente quanto si sia ridotto il margine relativo tra le due grandezze. La variazione più brusca si registra tra il 2023 e il 2024. Come ho già evidenziato in precedenti comunicazioni, la dinamica deriva dal fatto che nel quinquennio le spese di personale sono cresciute più del Fondo ordinario MUR.

Un secondo indicatore è il rapporto tra i proventi della didattica — aumentati nel quinquennio grazie alla crescita degli studenti iscritti — e i costi per il sostegno agli studenti. Anche questo rapporto mostra un trend negativo, segnalando che i costi per il sostegno agli studenti sono cresciuti più dei relativi proventi. Un terzo indicatore è il rapporto tra la somma dei contributi, al netto del Fondo ordinario MUR, e degli altri proventi propri, da un lato, e i costi della gestione corrente, dall’altro. Esso offre una misura sintetica della capacità dell’Ateneo di coprire i costi correnti attraverso risorse diverse dal finanziamento ordinario. Il rapporto migliora, passando da 1,22 nel 2021 a 1,26 nel 2025; tuttavia, questa dinamica va letta alla luce dell’apporto straordinario delle risorse PNRR, particolarmente rilevante negli ultimi esercizi. Poiché la fase straordinaria del PNRR si esaurisce nel 2026, tale rapporto potrebbe ridursi una volta venuto meno questo contributo. L’ultimo indicatore è il risultato di esercizio: dopo i livelli elevati dei primi tre anni, nel 2024 si registra una forte caduta, coerente con l’aumento delle spese di personale e con la riduzione dell’FFO; nel 2025 il risultato risale a 10,14 milioni di euro, ma rimane ancora meno della metà dei valori registrati nel triennio 2021-2023, in un esercizio ancora caratterizzato da rilevanti proventi connessi al PNRR.

 

2025

2024

2023

2022

2021

Trend

Fondo ordinario MUR[1]/Spese del personale

1,00

1,01

1,12

1,14

1,17

-0,05

Proventi della didattica/Costi per sostegno agli studenti

0,73

0,68

0,60

0,68

0,84

-0,02

Totale contributi al netto del fondo ordinario + Proventi propri/Costo della gestione corrente

1,26

1,23

1,19

1,16

1,22

0,02

Risultato di esercizio (in Mln€)

10,14 €

2,66 €

27,32 €

25,86 €

24,72 €

-5,24

Tabella 1. Indicatori del conto economico

 

2025

2024

2023

2022

2021

Trend

Debiti/Attivo Patrimoniale

6,66%

5,71%

5,67%

4,78%

2,54%

0,92%

Totale immobilizzazioni/Attivo Patrimoniale

27,10%

24,93%

23,45%

25,18%

29,19%

-0,44%

Patrimonio Netto/Passivo Patrimoniale

38,03%

37,62%

39,86%

43,60%

48,94%

-2,78%

Patrimonio netto non vincolato/Patrimonio netto

3,87%

2,07%

7,89%

8,21%

14,77%

-2,79%

Tabella 2. Indicatori dello stato patrimoniale

Gli indicatori dello stato patrimoniale mostrano nel complesso una dinamica sfavorevole. Il livello di indebitamento dell’Ateneo rimane contenuto, ma il rapporto Debiti/Attivo patrimoniale è più che raddoppiato nel quinquennio. Anche l’incidenza delle immobilizzazioni sull’attivo si riduce rispetto al 2021: ciò non significa che le immobilizzazioni siano necessariamente diminuite in valore assoluto, ma che il loro peso sull’attivo complessivo si è ridotto. Nel 2025 si osserva un parziale recupero, verosimilmente influenzato anche dagli investimenti collegati al PNRR. Più netta è la riduzione del rapporto Patrimonio netto/Passivo patrimoniale e, soprattutto, della quota di patrimonio netto non vincolato. Quest’ultima rappresenta la parte del patrimonio netto non già destinata a specifiche finalità, ma non va confusa con liquidità immediatamente disponibile: il suo utilizzo resta subordinato alle decisioni degli organi di governo, agli equilibri di bilancio e ai vincoli normativi. La sua forte riduzione segnala comunque un restringimento dei margini patrimoniali non vincolati dell’Ateneo.

Indicatori di qualità della ricerca

Un altro insieme di indicatori fondamentali riguarda la qualità della ricerca, misurata nella VQR attraverso gli indicatori R. Come ho già evidenziato in precedenti comunicazioni, l’indicatore R è un indicatore di qualità relativa: confronta la qualità media dei prodotti dell’istituzione con quella dell’insieme di riferimento. L’indicatore IRAS, invece, combina la qualità con la dimensione dell’Ateneo, tenendo conto anche del numero di prodotti attesi e conferiti.

Nella Tabella 3 confronto la posizione del nostro Ateneo rispetto alle altre Università italiane nella VQR 2015-2019 e nella VQR 2020-2024, utilizzando l’indicatore R nei diversi profili censiti. Il confronto tra posizioni è, a mio avviso, più informativo del confronto diretto tra i valori di R, poiché le due VQR differiscono per metodologia, perimetro e modalità di valutazione. 

 

VQR 2015-2019

VQR 2020-2024

 

Profilo A (Personale stabile)

Profilo B (Neo assunti-neo promossi)

Profilo A&B (tutto il personale)

Profilo C (Dottorato di ricerca)

Profilo D (Terza Missione)

Profilo A (Personale stabile)

Profilo B (Neo assunti-neo promossi)

Profilo A&B (tutto il personale)

Profilo C (Dottorato di ricerca)

Profilo D (Terza Missione)

Profilo E (Progetti)

 

Posizione di Unipa

56/61

46/61

51/61

52/61

33/61

57/61

55/61

57/61

51/61

52/61

45/61

 

Tabella 3. Confronto tra i risultati delle VQR

Come potrete notare, la posizione del nostro Ateneo nella VQR 2015-2019 non era affatto lusinghiera. Purtroppo, anche nell’esercizio successivo il quadro complessivo non migliora. Nei profili A e C — ricercatori stabili e formazione alla ricerca — recuperiamo una posizione, ma registriamo una significativa flessione nel profilo B, relativo ai neoassunti e ai promossi, che penalizza anche il posizionamento complessivo dei profili A+B. Sul profilo relativo alla valorizzazione delle conoscenze — che nella precedente VQR era ricondotto alla Terza Missione e che nella VQR 2020-2024 è stato valutato con un’impostazione sensibilmente diversa — perdiamo quasi venti posizioni. Nel profilo E, relativo ai progetti competitivi internazionali, la posizione è più favorevole rispetto agli altri profili, ma rimane al di sotto degli altri mega-atenei: Napoli Federico II ci precede di una posizione e anche l’Università di Catania si colloca davanti a noi, al 24° posto.

Indicatori di reputazione e posizionamento

La reputazione di un Ateneo è difficile da misurare attraverso un unico indicatore. Per questo ho utilizzato due classifiche molto visibili, una nazionale e una internazionale: la Classifica Censis e il QS World University Rankings. È opportuno precisare che nessuna delle due, misura la sola reputazione. Il Censis costruisce il proprio ranking sulla base di strutture, servizi, borse di studio, internazionalizzazione, comunicazione e occupabilità; il QS è un ranking multidimensionale nel quale la reputazione accademica e quella presso i datori di lavoro hanno un peso rilevante, ma convivono con indicatori di ricerca, didattica, internazionalizzazione e sostenibilità. I dati vanno quindi letti soprattutto come indicatori di posizionamento reputazionale complessivo.

I dati sono riportati nella Tabella 4.

 

Censis

QS Ranking

 

2021

2022

2023

2024

2025

2026

2021

2022

2023

2024

2025

2026

 

Bari

9

9

9

non mega-ateneo

8

9

801-1000

801-1000

801-1000

741-750

801-850

801-850

 

Bologna

1

1

1

2

2

2

160

166

167

154

133

138

 

Firenze

4

5

6

8

5

6

432

451

460

358

375

404

 

Milano

8

6

5

5

4

5

301

316

324

276

285

276

 

Napoli Federico II

10

10

10

9

9

10

392

424

416

335

347

379

 

Padova

2

2

2

1

1

1

216

242

243

219

236

233

 

Palermo

7

7

7

4

7

7

801-1000

801-1000

1001-1200

851-900

851-900

801-850

 

Pisa

5

4

4

6

3

4

383

388

404

349

382

343

 

Roma - La Sapienza

3

3

3

3

4

3

171

171

171

134

132

128

 

Torino

6

7

8

7

6

8

521-530

485

475

364

371

408

 

Tabella 4. Indicatori di posizionamento nazionale e internazionale

Nella Classifica Censis, Palermo si colloca davanti agli altri mega-atenei meridionali, Bari e Napoli Federico II, ma nel 2026 occupa la stessa posizione del 2021. Nel QS World University Rankings, invece, il nostro Ateneo ha migliorato il proprio posizionamento rispetto agli anni peggiori del periodo considerato e nel 2026 rientra nella fascia 801-850. Rimaniamo tuttavia molto distanti dalla maggior parte degli altri mega-atenei italiani; Bari si colloca nella stessa fascia, mentre, per esempio, Napoli Federico II è al 379° posto.

Indicatori degli studenti

Gli indicatori relativi agli studenti rappresentano certamente la componente più positiva della performance del nostro Ateneo. Va però ricordato che, come ho evidenziato in una precedente comunicazione, la crescita degli studenti a Palermo è iniziata ben prima dell’attuale mandato ed è sostanzialmente continua dal 2016. La Tabella 5 riporta alcuni dati di sintesi.

 

2026

2025

2024

2023

2022

2021

Crescita media

Numero studenti iscritti

46425

44358

43565

41465

41461

41669

2,21%

Numero studenti regolari

38322

37211

35612

34983

34915

33148

2,96%

Laureati

 

8123

7714

7632

7262

7479

1,71%

Numero iscritti stranieri

1100

786

651

538

514

403

22,78%

Immatricolati (Iscritti al 1° anno per la prima volta)

8302

8941

8774

8340

8206

8543

-0,47%

Tabella 5. Indicatori sul numero degli studenti (fonti: MUR e Anagrafe Nazionale Studenti)

Il numero degli studenti iscritti al nostro Ateneo ha registrato, nel periodo considerato, una crescita media annua del 2,21%, consolidando la nostra Università nella categoria dei mega-atenei. Anche gli studenti regolari sono cresciuti mediamente del 2,96% l’anno, mentre i laureati hanno registrato una dinamica positiva ma più contenuta. Il risultato più evidente riguarda gli studenti stranieri, cresciuti in misura molto significativa: un andamento al quale ha verosimilmente contribuito anche l’ampliamento dell’offerta formativa in lingua inglese, senza che i dati qui riportati consentano, da soli, di stabilire un rapporto causale. Tuttavia, sugli studenti stranieri restiamo ben indietro gli altri mega-atenei con l’eccezione di Bari. Un segnale di allarme arriva invece dagli immatricolati, cioè gli iscritti al primo anno per la prima volta. Nell’ultimo anno il nostro Ateneo registra una riduzione di oltre 600 matricole, dato che impone una riflessione sulla capacità di continuare a crescere sul fronte degli studenti. Occorre capire in quale misura stiano iniziando a incidere la denatalità e la crescente concorrenza delle Università telematiche sul nostro bacino di utenza.

Indicatori del personale

La Tabella 6 riporta alcuni indicatori relativi al personale docente e tecnico-amministrativo nel periodo considerato. La crescita media annua del personale docente è stata dell’1,44%. L’incremento più consistente si concentra tra il 2022 e il 2023, con 148 unità in più nel totale del personale docente e ricercatore; dal 2024 la crescita si arresta e nel 2026 il totale scende a 1.674 unità, come molti di noi hanno avuto modo di percepire direttamente. La componente cresciuta di più è quella dei professori ordinari, passati da 373 nel 2021 a 541 oggi, con un incremento di 168 unità. Per il personale tecnico-amministrativo, i dati disponibili in tabella arrivano al 2025: anche qui si osserva una crescita, con un aumento particolarmente marcato tra il 2023 e il 2024. A parte i dirigenti, la categoria che registra la crescita media più elevata è quella delle Elevate Professionalità.

 

Oggi

2025

2024

2023

2022

2021

Crescita media

Professori Ordinari

541

517

489

439

391

373

7,77%

Professori Associati

680

686

681

643

660

603

2,53%

Ricercatori a tempo indeterminato

136

140

154

180

212

284

-13,37%

Ricercatori a tempo determinato

317

361

384

469

320

305

3,04%

Totale personale docente e ricercatore

1.674

1.707

1.709

1.732

1.584

1.565

1,44%

Dirigenti

 

7

6

6

2

4

33,33%

Elevate professionalità

 

87

74

62

55

62

7,67%

Operatori, collaboratori e funzionari

 

1.360

1.339

1.288

1.256

1.281

1,22%

Totale personale a tempo indeterminato

 

1.467

1.432

1.365

1.324

1.361

1,55%

Totale personale a tempo determinato

 

54

58

39

33

32

12,63%

Tabella 6. Dinamica del personale nel periodo 2021-2026

La forte crescita del numero di professori ordinari emerge anche dal confronto con gli altri mega-atenei (Tabella 7), nel quale riporto il rapporto tra professori ordinari e la somma di professori ordinari e associati. Il DPCM 27 novembre 2024 indica che la percentuale dei professori di prima fascia deve essere contenuta entro il 50% del totale dei professori di prima e seconda fascia; il superamento della soglia non determina un blocco automatico dei concorsi, ma comporta l’obbligo di rientrare nella composizione prevista nell’annualità successiva, vincolando le risorse necessarie. Palermo è ancora sotto tale soglia, ma il rapporto è cresciuto di oltre sei punti percentuali rispetto al 2021 e oggi, con il 44,3%, è il più alto tra i mega-atenei considerati, circa sette punti sopra la media del gruppo.

Ordinari/(Ordinari + Associati)

Oggi

2021

Bari

35,1%

32,9%

Bologna

37,3%

37,8%

Firenze

30,2%

31,2%

Milano

36,5%

41,0%

Napoli Federico II

42,1%

41,3%

Padova

35,5%

35,3%

Palermo

44,3%

38,2%

Pisa

34,4%

36,0%

Roma - La Sapienza

38,1%

35,5%

Torino

36,5%

35,1%

Media

37,0%

36,4%

Tabella 7. Rapporto tra professori ordinari e totale dei professori ordinari e associati

Considerazioni

A seguito di questa vasta disamina mi pongo e Vi pongo alcune domande. 

La prima domanda è: che cosa ci dicono questi numeri? Quale posizione ha assunto il nostro Ateneo nel panorama nazionale, a un anno dalla scadenza del mandato rettorale? E, soprattutto, dove stiamo andando?

La lettura dei numeri che ho provato a sintetizzare sopra è, a mio avviso, piuttosto chiara: nonostante l’innegabile lavoro e i sacrifici profusi da tantissimi colleghi nei diversi ruoli di governance, negli organi istituzionali e, più in generale, da tutti noi nel lavoro quotidiano, qualcosa è andato storto. Il nostro Ateneo non ha migliorato la propria posizione complessiva e, sotto diversi profili, l’ha addirittura peggiorata. In particolare:

a) il nostro Ateneo ha peggiorato il proprio posizionamento nel panorama accademico nazionale, arretrando sia negli indicatori ministeriali sia nel peso relativo sulle principali componenti dell’FFO;

b) la solidità economico-finanziaria che aveva caratterizzato i primi anni di questa gestione, così come la gestione precedente, si è sensibilmente ridotta, restringendo i margini disponibili per nuovi investimenti in infrastrutture, personale e servizi agli studenti;

c) il nostro Ateneo continua a collocarsi in posizioni poco soddisfacenti, rispetto al panorama nazionale, in due missioni fondamentali dell’Università: Ricerca e Terza Missione. Sul fronte della ricerca, l’ultima VQR evidenzia in particolare una criticità sul profilo del reclutamento, che riguarda direttamente il futuro della nostra ricerca. Sul fronte della Terza Missione, nonostante gli sforzi compiuti, perdiamo quasi venti posizioni nel confronto nazionale;

d) siamo cresciuti nel numero di studenti iscritti, studenti regolari e studenti stranieri. Questa crescita ha contribuito finora a sostenere il nostro Ateneo e a compensare, almeno in parte, altre criticità. Tuttavia, i dati delle immatricolazioni al primo anno dell’a.a. 2025/26 lanciano un segnale di allarme sulla tenuta di questa dinamica e pongono una domanda per me decisiva: possiamo continuare davvero a puntare quasi esclusivamente sulla crescita del numero degli studenti?

e) nel posizionamento reputazionale nazionale della Classifica Censis siamo allo stesso livello del 2021; nel QS World University Rankings, pur avendo migliorato rispetto agli anni peggiori del periodo, rimaniamo molto indietrorispetto alla maggior parte degli altri mega-atenei italiani;

f) il personale è cresciuto soprattutto nel biennio 2022-2024, ma oggi è evidente una fase di contrazione che, in assenza di nuovi e significativi innesti di risorse, rischia di proseguire nei prossimi anni.

Qual è la ragione di tutto questo? Perché ci ritroviamo in questa situazione? La mia spiegazione è riconducibile a una visione strategica che considero limitata e miope: in questo quinquennio il nostro Ateneo ha finito per puntare in maniera pressoché esclusiva sulla crescita del numero degli studenti, traducendo questa scelta in un insieme di azioni chiare e coerenti — riduzione progressiva dei numeri programmati, apertura di corsi di studio nei poli decentrati, incremento degli iscritti alle lauree magistrali e aumento dei corsi di laurea in lingua inglese per attrarre studenti stranieri.

Questa strategia ci ha consentito di sostenere il sistema, ma non di rafforzare complessivamente la nostra posizione, e oggi mostra tutti i suoi limiti. I margini di bilancio si sono ridotti, il costo del personale è divenuto molto oneroso rispetto al finanziamento ordinario del Ministero, molte strutture restano inadeguate e il carico didattico è particolarmente gravoso. Perché è accaduto?

In primis, una strategia di crescita basata quasi esclusivamente sul numero degli studenti può aumentare le risorse collegate alla componente di costo standard della quota base dell’FFO, ma richiede al tempo stesso un impiego rilevante di risorse: personale necessario a sostenere il carico didattico, servizi agli studenti e investimenti nelle infrastrutture dedicate alla didattica.

In secundis, è una strategia che non può essere perseguita indefinitamente, perché si confronta con dinamiche sulle quali, come Ateneo, abbiamo margini di intervento molto limitati. Mi riferisco alla denatalità e alla crescente concorrenza delle Università telematiche sul nostro bacino di utenza, fenomeni ai quali tutto il sistema universitario italiano guarda ormai con crescente attenzione. A ciò si aggiunge la minaccia dell’intelligenza artificiale sulle professioni ad alto valore di conoscenza.

Mi domando allora che cosa ci sia davvero da consolidare, accelerare o rinforzare. A mio avviso, c’è soprattutto da cambiare profondamente. Non so quanto la scelta di incanalare l’Ateneo in un modello di crescita fondato quasi esclusivamente sull’attrattività studentesca sia stata pienamente consapevole e sostenuta da una visione esplicita; ma i dati, a mio avviso, dicono che non possiamo continuare nello stesso modo. E non possiamo neppure attribuire sempre all’esterno la responsabilità dei risultati. Il sistema universitario italiano è sottofinanziato: è un dato di contesto che chi assume la responsabilità di guidare un Ateneo deve conoscere e incorporare nella propria strategia. Allo stesso modo, è noto che il nostro Ateneo opera in un contesto sociale ed economico particolarmente fragile. Una governance ha certamente il dovere politico e istituzionale di provare a modificare questo contesto (è stato fatto?), ma ha anche il dovere di tenerne conto nella programmazione. Era inoltre noto che la disponibilità straordinaria di risorse del PNRR era temporanea e che, con la conclusione della sua fase attuativa nel 2026, sarebbe stato necessario prepararsi per tempo a un quadro finanziario meno favorevole. Attribuire le responsabilità soltanto al contesto è semplice, ma è anche deresponsabilizzante. Il nostro Ateneo non ne ha bisogno e, francamente, non lo merita.

La seconda domanda che mi faccio, e che Vi faccio, è quanta consapevolezza vi sia dei dati che ho evidenziato. In questi anni la comunicazione istituzionale è stata, a mio avviso, prevalentemente orientata alla valorizzazione dei risultati positivi. Delle criticità si è parlato molto meno — penso, per esempio, alla VQR — e le osservazioni critiche sono state spesso derubricate a «infondate preoccupazioni». Ho avuto spesso l’impressione che chi esprimeva un pensiero non allineato rimanesse lontano da posizioni di gestione, anche quando disponeva di competenze significative. L’informazione è fluita soprattutto in modo unidirezionale, attraverso comunicazioni scritte, e non si è fatto ricorso ad Assemblee di Ateneo per illustrare e discutere in modo aperto e dialettico lo stato dell’Università, nonostante ciò fosse inizialmente previsto nel programma di governo. Mi chiedo e Vi chiedo se sia questo ciò di cui un Ateneo ha bisogno. L’Università è il luogo della cultura e della conoscenza, e cultura e conoscenza si nutrono di confronto critico. 

Un caro ed affettuoso saluto

Giovanni Perrone



[1] A questa voce corrisponde quanto indicato nel bilancio di Ateneo alla voce “Miur - Fondo di Finanziamento Ordinario”

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