Care Colleghe, Cari Colleghi, Care Studentesse, Cari Studenti
con questa nota desidero comunicarVi la mia decisione di candidarmi alla carica di Rettore del nostro Ateneo per il prossimo sessennio. Una scelta sicuramente non facile, ma che è maturata a seguito di profonde riflessioni che costituiscono il fondamento della consapevolezza delle potenzialità del nostro Ateneo, al quale guardo con speranza ed entusiasmo. Sono convinto che la nostra Università disponga delle risorse morali, culturali e professionali necessarie per diventare un vero attore di cambiamento in un contesto sempre più difficile. L’impegno che intendo portare avanti con la mia candidatura è pertanto orientato a individuare le strategie necessarie alla valorizzazione degli elementi positivi che caratterizzano la nostra istituzione e allo sviluppo di prospettive nuove, fondate su un appropriato stile di governo.
Come sapete, lo scorso anno mi sono candidato al Consiglio di Amministrazione, segnalando quelli che, a mio avviso, erano i rischi cui il nostro Ateneo andava incontro. Ho sottolineato ripetutamente la necessità di cambiare strategia e ho manifestato la mia disponibilità a mettere al servizio dell’attuale governance le mie idee, le mie competenze e la mia libertà di pensiero. Le mie osservazioni furono derubricate a «infondate preoccupazioni» e non ottenni il consenso di un numero sufficiente di colleghi. Tuttavia, molte delle criticità che avevo allora evidenziato si sono successivamente manifestate con chiarezza, rafforzando in me la convinzione di come sia necessario lavorare tutti insieme in un modo nuovo, per affrontare e superare le difficoltà che ancora oggi limitano le potenzialità del nostro Ateneo.
Da allora ho dato vita a una rubrica che è arrivata al numero 16 e che molti di Voi leggono. Ho cercato di informare la comunità accademica sui principali temi che riguardano il nostro Ateneo — bilancio, attribuzione dell’FFO, punti organico, VQR, Dipartimenti di Eccellenza, solo per citarne alcuni — mettendo a disposizione dati e una mia interpretazione degli stessi. Ho ricevuto numerosi riscontri e mi è anche capitato di incontrare colleghi che non mi conoscevano e che, dopo essermi presentato, mi hanno detto: «Ah sì… infondate preoccupazioni». Per me è un segnale importante: nel bene e nel male, questa rubrica è diventata una fonte di informazioni e di riflessione letta da molti di Voi, indipendentemente dal fatto che ne condividiate o meno i contenuti.
Sono consapevole della difficoltà della partita che mi appresto a giocare.
Il Prof. Enrico Napoli, al quale riconosco senza esitazioni competenza e grande capacità di lavoro, ha ricoperto un ruolo di assoluto rilievo nel quinquennio appena trascorso, con tutto ciò che questo comporta anche sul piano delle relazioni politiche interne all’Ateneo. Molti ritengono, per questo, che i giochi siano già fatti.
La candidatura della Prof.ssa Valeria Militello ha avuto il merito di riaprire il confronto e di porre alla comunità accademica anche una questione importante: se non sia arrivato, anche per la nostra Università, il momento di esprimere una Rettrice.
La mia partecipazione aggiunge una voce diversa, una visione diversa, orientata a rafforzare quei circoli virtuosi capaci di creare feconde relazioni tra l’Ateneo, il territorio, le istituzioni politiche. Occorreranno coraggio e tanto lavoro, ma non possiamo trascurare le aspettative di chi crede che la nostra comunità possa essere il motore propulsore di una rivoluzione culturale e sociale nel nostro territorio.
Come in ogni consesso democratico, saranno poi le elettrici e gli elettori, Voi, a scegliere e fino a quando Voi non vi sarete espressi la partita è aperta. Per questo credo sia importante offrire alla comunità accademica anche la possibilità di scegliere una strada diversa. Il percorso per me è iniziato.
All’avvio di una campagna elettorale per la scelta della guida dell’Ateneo per il prossimo sessennio è secondo me necessario partire da una approfondita analisi dello stato dell’Ateneo a un anno dalla conclusione dell’attuale mandato rettorale. Per chi volesse approfondire questo quadro, trovate in “infondate preoccupazioni #16” un documento organizzato tenendo conto dei seguenti indicatori:
· Indicatori ministeriali;
· Indicatori di FFO;
· Indicatori di Bilancio;
· Indicatori di qualità della ricerca;
· Indicatori di reputazione e posizionamento;
· Indicatori degli studenti;
· Indicatori del personale.
La mia lettura restituisce, sotto diversi profili, un quadro insoddisfacente e che pone indiscutibilmente, come sottolineato nel documento, la necessità di un profondo cambiamento sia della strategia politica e programmatica dell’Ateneo, ma anche una revisione dello stile di governo.
Ritengo che candidarsi a Rettore di un’Università sia innanzitutto un atto di responsabilità. Proprio per questo, chi si candida deve indicare con chiarezza la direzione nella quale intende guidare l’Ateneo nei sei anni successivi. Per questo motivo trovate sul mio blog, e allegato alla presente, un documento che sintetizza la mia idea di Università per il prossimo sessennio articolata lungo tre assi: a) l’impegno politico del Rettore; b) il posizionamento dell’Ateneo; c) lo stile di governo. Seguono le considerazioni finali.
Il programma rappresenta invece l’insieme delle azioni attraverso le quali quella visione potrà essere realizzata. Per questo motivo non intendo considerarlo un documento già scritto e immutabile, ma costruirlo progressivamente, attraverso il confronto con chi si riconoscerà nella idea proposta e anche con chi, in modo critico e costruttivo, vorrà contribuire pur non condividendone ogni singolo aspetto.
Come ho evidenziato al termine del documento, credo che il vero rischio, per un'istituzione come la nostra, non sia quello di coltivare ambizioni troppo grandi, ma quello di rassegnarsi ad averne di troppo piccole.
Non rassegniamoci, cambiare si può.
Grazie per l’attenzione.
Un caro ed affettuoso saluto
Giovanni Perrone
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